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Ray

Ray Blanco - La scelta giusta

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Inviato (modificato)

Per godere al meglio della storia, leggerla ascoltando questa musica:
Cliccami!

 

Prologo - La mia storia

Sono nato a Toronto nel 1989, in quell'anno cadeva il muro di Berlino. Ho portato bene!
Sono il secondo di tre figli: Josè Maria Blanco, fratello maggiore. Lui è un tipo brillante, ha sempre amato lo sport. All'età di 17 anni ha fatto parte della nazionale canadese di canottaggio. Ha un fisico possente e non ha mai avuto nessun problema con le ragazze, ci sa fare. Carlos Blanco, lui è il più piccolo. Oggi ha 24 anni. Sta cercando di laurearsi in ingegneria agraria. 
I miei genitori sono sempre stati molto attenti al nostro percorso didattico. Per loro è fondamentale il successo nella vita. La ricerca di un lavoro vero, un lavoro che ti permetta di sostenere una famiglia con le sole tue forze. Probabilmente, se avessi deciso di fare il musicista, avrebbero cercato in tutti i modi di dissuadermi. Ho una grande passione per il pianoforte, sarebbe stata un'opzione; saranno contenti che ho preso tutt'altra strada.
Io sono Ray Blanco, oggi ho 29 anni. Sono laureato in giurisprudenza. Amo scrivere romanzi. Il mio sogno è quello, un giorno, di vedere pubblicato una delle mie opere. Nei libri di storia leggo D'Annunzio, Pascoli, Manzoni, Oscar Wilde: perché domani non può esserci scritto Ray Blanco?
Sono un tipo abbastanza introverso. Amo la musica classica. Mi piace star seduto da solo tra gli Scarborough Cluffs, e sognare ad occhi aperti.
La laurea in giurisprudenza mi ha portato a prendere l'avvocatura nel 2014. Ne ho viste di ingiustizie nella mia vita. Odio le ingiustizie. La cosa che meno tollero è il razzismo. Non riesco a condividere il fatto che qualche tonalità in meno di rosa, possa far si che un individuo abbia meno diritti alla vita di chi ha la pelle color Big Bubble.
Per fortuna riesco sempre a controllarmi. Non è semplice che io arrivi ad arrabbiarmi. La giurisprudenza mi ha insegnato ad utilizzare la parola come principale arma di difesa e di attacco. Si dice che le parole sono la più potente droga usata dall'uomo. Mi sembra che lo disse un certo Rudyard Kipling. Non chiedetemi chi fosse perché non ne ho idea. I siti web di aforismi svelano l'esistenza di poeti a me sconosciuti. Il fatto che ami scrivere i romanzi, non vuol certo dire che io debba conoscere anche gli autori sconosciuti.

Capitolo 1 - E se fosse la scelta giusta?

Sono seduto in un caffè in quel di Toronto. Fuori piove, la vetrina è come un'orchestra i cui musicisti non son altro che le gocce che si infrangono sul vetro, per poi scivolare giù proprio come uno swing. La strada fuori si intravede appena. La gente corre da destra a sinistra, coperta dai loro ombrelli colorati. Il mio thé ai frutti di bosco mi riscalda dal gelo canadese. Sono giorni che non faccio altro che pensare. La causa persa nel caso Montgomery mi ha lasciato l'amaro in bocca, un senso di ingiustizia che mi riporta negli anni '30.  Sembra di essere ritornati negli anni '30: un uomo di colore disarmato, ucciso dalla polizia. I rapporti parlano chiaro. Sembra facesse uso di droghe. Non capisco perché non procedere con l'autopsia. Non cambierà mai la mentalità in questo paese.
Ecco il pianista, è il momento che preferisco. Spesso vengo in questo caffè, soltanto per ascoltarlo suonare. Parte una rilassante melodia jazz che rende ancor più accogliente questo posto. Mi piacerebbe finire il mio nuovo romanzo, ma non sono nelle condizioni giuste per farlo. Sono troppe le preoccupazioni, la mia creatività ne risentirebbe.
Sto pensando che forse, cambiare aria per un po', potrebbe essere un aiuto per disintossicarmi da questa merda. Il problema è che non riesco a stare lontano dalle aule dei tribunali, dalla toga nera che profuma di lavanda, dal pessimo caffè delle macchinette a gettoni. Certo, anche lì ci saranno dei tribunali, delle macchinette a gettoni per il caffè. Ci saranno anche dei supermercati che vendono detersivo alla lavanda; spero soltanto che profumi come quello che utilizzo qui.
L'altro giorno leggevo un giornale americano, Weazel News. Parlava di Los Santos, una ridente città americana in forte espansione commerciale. Potrei aprire uno studio legale da quelle parti o perché no, lavorare per questa testata giornalistica; chissà se assumono scrittori alle prime armi. Potrei concludere il mio romanzo e spedirglielo via posta, potrebbe piacergli. Questa idea mi entusiasma. Da tanto tempo nulla mia entusiasma più ormai. Forse è il fato che vuole comunicarmi qualcosa.
Il mio thé ai frutti di bosco sta per raffreddarsi, lo finisco. Mi alzo, saluto il pianista con un compiaciuto sguardo. Alzo la mano verso il Sig. Di Blasi, proprietario del caffè, in segno di saluto. E' sempre stata una persona a modo. Sembra abbia origini italiane. Apro il mio ombrello scozzese ed esco dal locale.

Capitolo 2 - Midnight in Toronto, don't cry for me Canada

Aeroporto di Toronto, ore 23:45 - E' quasi mezzanotte qui a Toronto. Se la mia memoria non sbaglia, a Los Santos sono le 20:45, sarà ora di cena.
Il volo è AC-791, la compagnia è Air Canada. Partenza prevista per le ore 24:00, sono circa 5 ore di viaggio. Arriverò a Los Santos quando sarà notte fonda, spero di trovare un taxi disponibile. 
Terminate le procedure di imbarco, mi metto comodo al mio posto. Lato finestrino, come sempre. Mi piace guardare il mondo sotto di me. Osservo le luci delle città e mi chiedo cosa stiano facendo gli abitanti in quel momento. Quando siamo a terra, il mondo sembra così piccolo. Sembra quasi che fuori dai nostri confini, ci sia davvero ben poco da vedere. Quando siamo in volo, invece, il mondo si rivela nella sua forma più immensa. Là fuori è pieno di gente, di animali che non ho mai visto. Ci sono tribù in mezzo al deserto, villaggi tra i ghiacci, quartieri ricchi, quartieri poveri. Il mondo è davvero immenso quando lo guardi da lontano.
Le luci dell'aeromobile sono spente. La mia vicina ha lo schienale ribassato, una mascherina con gli occhi di un gattino disegnato e un plaid di lana addosso. Qualcuno indossa le cuffie ascoltando musica dal suo cellulare, qualcuno guarda un film nello schermo del sedile davanti. Io guardo fuori e rifletto. Come sempre. Chissà cosa mi aspetta. Chissà se mi troverò bene a Los Santos. Sono un tipo che si adatta facilmente, ma è pur sempre una nuova vita. 
Sono le 2:30. La voce del comandante interrompe il sonno dei passeggeri. Ci comunica che a Los Santos la temperatura è di 23 gradi. Accettabile. Le procedure di atterraggio sono cominciate. Dopo aver fatto raddrizzare gli schienali ai passeggeri e aver fatto alzare le tendine dei finestrini, le assistenti di volo riprendono il loro posto allacciando le cinture di sicurezza. Qualche secondo ancora e saremo arrivati.

Capitolo 3 - Welcome to the jungle

Los Santos International Airport, ore 3:30 - Gli aeroporti sono tra i luoghi più affollati del mondo. Questo no. Certo, siamo nel cuore della notte, è comprensibile. Un uomo delle pulizie sta svuotando i cestini straripanti di spazzatura. Avrà circa 50 anni. Chissà qual è la sua storia. Anche gli uffici di cambio valuta sono chiusi. Tutto tace.
Prima di partire mi ero informato su come muovermi. Sul sito che ho consultato, c'era scritto che avrei trovato dei taxi fuori ad accogliere i turisti in arrivo. Non c'è l'ombra di una vettura gialla; forse qui hanno un colore differente? Il problema è che non c'è ombra di nessun auto nel raggio di 1 km, di qualsiasi colore.
Mi ero appuntato su di un pezzo di carta, il numero del servizio taxi. Eccolo, per fortuna che conservo sempre tutto. Provo a chiamare, spero che la fortuna mi assista. Non conosco la città, pur volendo fare due passi, non saprei dove andare e non so ancora se è sarebbe una buona idea incamminarsi. 
Il telefono squilla, ma dall'altra parte della cornetta nessuno risponde. Anche loro dormono. Anche negli uffici, probabilmente, un uomo delle pulizie sta svuotando uno straripante cestino della spazzatura. Potrebbe rispondere, faremmo due chiacchiere chissà in quale lingua. Se lavora qui, immagino che parli l'italiano.
Un ragazzo si avvicina per chiedermi delle informazioni. Mi chiede se so dove si trova il Municipio. E' un tipo un po' strano; ha i capelli verdi. Lasciamo da parte i pregiudizi, sono proprio loro ad avermi fatto fuggire da Toronto. Provo a scambiare due chiacchiere. Sembra un bravo ragazzo, viene da New York. Vista l'assenza di taxi, decidiamo di fare due passi e provare ad avvicinarci a piedi al centro di Los Santos.
La città ci scorre davanti molto lentamente. Fortunatamente lui non ha un passo spedito, non sono nelle condizioni di correre, sono pur sempre le 4:00 del mattino. Scambiamo due chiacchiere, mi racconta un po' della sua vita. Io gli racconto della mia, anche se preferisco non entrare nei dettagli, non so se potrebbe capire.
Giungiamo finalmente presso una Concessionaria da cui sembra provenire della musica. Proviamo ad entrare ma non c'è anima viva. La musica - probabilmente - non proviene da qui. Probabilmente ci sarà un night club nei paraggi. Non sono neanche nelle condizioni di entrare un night club. Ho bisogno di trovare un motel e riposare.
Il ragazzo dai capelli verdi mi saluta, lui è arrivato a destinazione. Ci scambiamo i numeri di telefono, così da restare in contatto. Siamo entrambi nuovi, potremmo aver bisogno l'uno dell'altro; sono pur sempre un avvocato. Chissà se qui esistono i pregiudizi. Spero non abbiano pregiudizi sulla capigliatura stravagante di questo ragazzo.
Registro il suo numero nel mio cellulare. Non ricordo il suo nome, lo registro: "Ragazzo capelli verdi"! E' l'unico modo per ricordarlo.

 

Modificato da Ray
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Capitolo 4 - La fortuna vien cercando

E' trascorso poco tempo dal mio arrivo a Los Santos. Un breve servizio nella compagnia di taxi locale, giusto per racimolare qualche dollaro, e ho subito inviato la mia candidatura per entrare a far parte della Weazel News. Ho ricevuto una telefonata dal Direttore, il Sig. Steto. Ci siamo incontrati nella sede del giornale. Lui una persona modo, con dei sani principi. Uno di quei direttori che tutti vorrebbero, ma che raramente si vedono in giro. I suoi dipendenti - per lui - sembrano essere una famiglia; mi sono subito sentito a casa.
Ci siamo presentati, ci siamo accomodati in uno di quei comodissimi divanetti bianchi posti al piano di sopra, e mi ha fatto delle domande per conoscerci un po'. 
La paga non è assicurata. Si guadagna ad ogni articolo pubblicato. A quanto pare hanno avuto dei brutti trascorso lì in redazione. 
Steto mi ha raccontato la storia dell'ex direttore. A quanto pare è scomparso nello Sri Lanka. Quei posti sono come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa puoi trovarci dentro. Sembro quasi Forrest Gump.
Sono le 23:00. Sono seduto nella poltrona della mia camera d'albergo, aspiro il vapore della mia sigaretta elettronica e nel frattempo leggo un buon libro. Un suono mi informa che una nuova e-mail è presente nella mia casella di posta. La risposta che attendevo con ansia è arrivata: il Direttore ha valutato positivamente la mia candidatura; da domani farò parte della redazione! Chi lo avrebbe mai detto? Dai banchi del tribunale a quelli di un telegiornale. Me ne ha parlato il Direttore; sembra che questo sia uno dei progetti a cui stanno lavorando. Chissà come sarà la mia faccia in tv! Spero soltanto che la borsa di servizio che mi consegneranno, profumi di lavanda.

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Capitolo 5 - Il mio primo articolo

Questo nuovo lavoro mi piace. Il Direttore mi ha mostrato tutto ciò che può tornarmi utile. Mi ha anche assegnato due auto aziendali. Non sono un gran che, ma gli sono grato, quantomeno non sarò costretto ad utilizzare le mie gambe. Certo, camminare per Los Santos mi avrebbe aiutato a mantenermi in linea nell'attesa di incontrare la mia anima gemella, ma non posso certo andare a caccia di scoop con un paio di scarpe. Tra l'altro, guardandole bene, sono ormai usurate. Dovrei acquistarne un paio nuovo. Tornando alla mia anima gemella, riconosco di non aver mai parlato di questo aspetto. Non sono un tipo molto avvezzo all'amore. Mi ritengo abbastanza autonomo e necessito della mia indipendenza. Una donna richiede attenzioni costanti. Non credo di avere del tempo per questo. Ma come ho già detto qualche capitolo sopra: la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai cosa puoi trovare al suo interno.
Non perdiamoci in chiacchiere. Il Direttore Kaiba mi ha convocato nel suo ufficio per assegnarmi il mio primo caso. Si tratta di una brutta piaga. Ho lasciato Toronto perché le discriminazioni razziali, come nel caso Montgomery, crearono in me una sorta di angoscia che non mi permetteva più di vivere in serenità, di guardare quella città con gli stessi occhi innamorati di quando la vidi per la prima volta. Non mi aspettavo certo di dover fare i conti con la discriminazione anche qui a Los Santos. Almeno non così presto. 
Sembra che un agente della polizia, un certo Alessandro Giolitti, sia stato vittima di offese di natura omofoba. A rendere più grave, ma nello stesso tempo più interessante questo caso, è che queste offese sono attribuibili ad un Cadetto, un certo Noah Clark. Non posso credere che questo possa avvenire all'interno di un corpo di polizia. Certo, tutto il mondo è paese, è innegabile, ma fa pur sempre un certo effetto. Sembra addirittura che questo Cadetto fosse appoggiato da un suo superiore, lo Sceriffo VanCleef. Tutto questo è vergognoso. Spero che una volta scritto il mio articolo, qualcuno prenda le dovute precauzioni perché questo non si verifichi ulteriormente.

Qualche giorno dopo l'assegnazione del mio articolo ho incontrato l'Ufficiale Alessandro Giolitti. Dalle sue risposte mi è sembrata una persona seria, un agente di polizia professionale e dedito al suo lavoro. Il classico poliziotto che tutti vorremmo incontrare quando qualcuno ci ha rubato il portafogli all'angolo della 5th Avenue.
Non sembra impaurito, ne scosso dalle mie domande. E' davanti a me, seduto nella sua poltrona di velluto di ordito color melanzana. Ha la gamba destra accavallata su quella sinistra e sbatte contemporaneamente il dito indice e quello medio, sul bracciolo in legno della poltrona. Sembra nutra rancore per quanto accaduto.
Gli pongo le mie 5 domande. Risponde gentilmente e con cortesia. E' un tipo diplomatico. Dice ciò che pensa ma senza trascendere. Sembra davvero un bravo poliziotto. 

Sono le 00:24, la data nell'orologio è 21/05/2019. Seduto nella mia poltrona, cerco di scrivere l'articolo. Voglio fare colpo sul mio Direttore, d'altronde è il mio primo articolo. Spero di riuscirci. Il mio solito thè ai frutti di bosco è fumante ed emana una piacevole fragranza che profuma tutta la camera. Questa tazza è molto simpatica. Rappresenta la faccia di un gattino con gli occhi aperti. Quando la riempio, gli occhi si chiudono per poi riaprirsi man mano il liquido al suo interno finisce.
Finalmente il mio articolo è pronto. Non penso di essere stato impetuoso. Ho detto ciò che penso ma senza trascendere, proprio come Giolitti.

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